Il coraggio di lasciare un segno

Il coraggio di lasciare un segno

La Staffetta di Scrittura per la Cittadinanza e la Legalità non è una gara tra chi scrive meglio, ma un’esperienza che i ragazzi condividono in cui ognuno porta qualcosa di sé. Uno dei suoi aspetti più importanti è il riconoscere e valorizzare ogni forma di comunicazione, anche quella silenziosa.

Questa volta è Angela Dalò, alunna della classe 3a AM del Liceo Musicale Don Lorenzo Milani di Acquaviva delle Fonti di Bari, a dimostrarlo.

Io ho avuto il piacere di essere la sua tutor per la Staffetta Musicale e, come è accaduto con Lucia, sono rimasta rapita dalla sua mano.

Angela ha scelto il segno, il colore, la forma, dando voce alle sue emozioni, entrando nella storia, facendola sua e raccontandola senza bisogno delle parole, con semplicità e con la scelta di colori giusti. E questa scelta dice tanto di lei.

Il messaggio del racconto e che prende forma sulla carta è chiaro: Angela descrive il desiderio di relazione, la possibilità di stare insieme, di sentirsi parte di qualcosa di grande e importante. Tra quei colori e quelle linee tracciati con delicatezza, si vede il desiderio di libertà: la libertà di essere se stessi, di dire “io sono, io ci sono”, di desiderare la pace, di abbattere ogni pregiudizio e ogni muro di separazione, fisico e mentale.

Penso ci sia qualcosa di coraggioso nello scegliere di esprimersi diversamente dagli altri, soprattutto in un contesto in cui la parola scritta sembra essere la protagonista assoluta.

Eppure è proprio questo che mi colpisce di più: la capacità di trovare una propria forma di espressione e mostrarla a tutti con naturalezza e semplicità.

Nel suo disegno la storia non si ferma, ma continua a vivere raccontando alla perfezione ciò che i ragazzi hanno voluto esprimere: l’importanza della musica come linguaggio universale, attraverso il quale esprimono la loro unicità e la voglia di abbattere ogni muro.

Angela non si limita a partecipare ma lascia un segno, il suo. E ci ricorda che una storia può avere tante voci, che esprimersi significa prima di tutto esserci, nel proprio modo, ed essere ascoltati.

E quando questo accade, anche il disegno prende la parola.

Ringrazio le Prof.esse Laura Laterza, Mariangela Mele, Maristella Scattaglia e l’educatrice Crescenza Gatti per aver condiviso con me questa esperienza.

Articolo redatto da Alexandra Biondi

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