Mauro Rostagno: con gli ultimi, a ogni costo

Mauro Rostagno: con gli ultimi, a ogni costo

Ci sono vite che scorrono dritte, e poi ci sono vite che bruciano, che prendono deviazioni inaspettate o si trovano intricati nei labirinti della società, ma che rimangono fedeli a se stesse. Quella di Mauro Rostagno è stata una fiamma continua: una luce capace di alimentare se stessa e riscaldare chi ha la possibilità di orbitarvi vicino. Mauro è stato capace di essere mille fiaccole che partono da un’unica, coerente, esistenza: sempre dalla parte degli ultimi.

Torinese, ma cittadino del mondo, a diciott’anni ha attraversato l’Europa con un taccuino ideale in tasca e un sogno: raccontare la realtà.

Durante i tumulti che hanno caratterizzato il Sessantotto, Mauro non è rimasto a guardare: è stato uno dei fondatori di Lotta Continua. In quegli anni incandescenti, complessi, attraversati da passioni e contraddizioni sceglieva sempre la strada più difficile: quella della responsabilità, lontana dalla lotta armata.

Mentre in Sicilia ricopriva il ruolo di assistente di Sociologia all’Università di Palermo, a Milano ha fondato il laboratorio culturale libero e visionario Macondo.

Ogni fine decreta un nuovo inizio e per Mauro Rostagno questo principio è intrinsecamente legato al vivere. Trascorse e terminate quelle esperienze decise infatti di partire alla volta dell’India, dove, a Poona, ha incontrato la comunità di Osho: un passaggio che ha segnato la sua ricerca interiore.

Ma il richiamo dell’impegno lo ha riportato in Sicilia, a Valderice. Qui nasce Saman: una comunità terapeutica per strappare i giovani all’eroina, che in quegli anni ha devastato un’intera generazione. In mezzo al verde e al vento di Trapani, Mauro è stato capace di costruire futuro dove sembrava non esserci più niente.

E poi, ancora una nuova fiamma, una nuova veste ma sempre nella stessa coscienza, quella del giornalista. Nell’emittente locale RTC ha denunciato senza paura Cosa Nostra. Intervistando Leonardo Sciascia e Paolo Borsellino, raccontando processi scomodi, puntando il dito contro collusioni e silenzi. La mafia non tardò a minacciarlo, ma lui proseguì la sua comunicazione di “bonifica” senza piegarsi.

Il 26 settembre 1988 venne assassinato. Solo anni dopo la verità giudiziaria riconoscerà la matrice mafiosa del delitto.

Ma l’ultima fiamma di Mauro è quella che continua oggi: nella memoria, nelle parole, nelle scuole, nei percorsi di cittadinanza e legalità. Perché la mafia, diceva, è negazione della dignità dell’uomo. E scegliere di non “calarsi junco” significa crescere, rischiare, vivere.

Ascolta l’episodio del Podcast Spotify “In fuga per la Vittoria” dedicato a Mauro Rostagno:

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