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La storia del ragazzino di Trescore Balneario – si tratta di poco più che un bambino – è l’ennesimo campanello di allarme che, auspico, stavolta metta il mondo degli adulti in apprensione.

Se destineremo, però, l’apprensione verso strategie solutive che preservino il nostro mondo, quello di noi adulti, temo non giungeremo a soluzioni di senso che ci permettano di recuperare il civile che stiamo sgretolando senza neanche rendercene conto.
Non vorrei che la soluzione fosse vista nella mera condanna del ragazzino, credo sia necessario impostare una netta posizione di rigetto dei “modelli” che dispensiamo quotidianamente agli studenti e alle nuove generazioni più in generale.
La scuola da sola non può farcela e la famiglia – da sola – non può bastare essendo consapevoli tutti noi del fatto che agenti diseducativi sono oramai in tutti i gangli del nostro quotidiano… Non solo nei social, in televisione e nei media ma, pure, nei comportamenti che attorno a noi privilegiano gli autoritarismi scegliendo la banale via del fare il forte con i deboli e viceversa.
Ognuno di noi si assuma le proprie responsabilità cercando con le proprie azioni di contribuire a determinare un’identità sociale da quella che è in questo momento.

Andrea Iovino – Presidente Bimed

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