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Lettera aperta a Donald Trump

Presidente,

pur consapevole del poco tempo che ha a disposizione per i milioni di qualunque di cui faccio parte, e di cui Lei si sta prendendo “cura” con una pervicace attenzione che tanto ricorda alcune “aquile” del passato, ho ritenuto di scriverLe nell’intento di farle un dono.

Questa mia breve nota accompagna uno dei libri che a avviso del sottoscritto debbono essere irrinunciabilmente letti, da tutti, in particolare dai potenti della terra, ancora di più da chi come lei governa e ha tra le mani il destino di tanta parte dell’umanità.

Non sono un suo estimatore, Presidente, ma credo fermamente e cristianamente nella possibilità che ogni uomo ha di redimersi, cambiare direzione, riconoscere i propri errori e porvi rimedio. Penso proprio che lei abbia bisogno di redenzione, Presidente, e sono certo che se avrà la pazienza di leggere Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, il libro che le dono, troverà motivazioni oggettive per cambiare radicalmente la sua modalità di relazione con il mondo. Non faccio appello alla sua sensibilità, non riesco a concepirne l’identità, se non le è bastato ciò che sta avvenendo a Gaza, ciò che ha scientemente determinato nel Sud America, quanto si sta perpetrando in Ucraina e la sofferenza che giornalmente genera con le sue decisioni da una parte, e con la sua inazione verso il bene dall’altra, sarebbe una velleità. Sono certo, però, che una sana lettura che prova a dimostrare nel raziocinio il valore ineludibile della dignità dell’umano, di ogni umano e dell’attorno di cui siamo parte, potrebbe aiutarla a rinsavire. Vivo in prossimità della Napoli che è Capitale mondiale dell’incontro, del confronto tra culture diverse e dell’amore verso l’altro e qui da noi si dice che in ogni tempo oscuro della storia in mancanza di uomini di bene facettero a tata Sindaco.

A lei – e a tanti altri come lei in giro per il mondo – per la stessa ragione (la mancanza di uomini di bene) l’hanno fatta Presidente dello Stato più potente del mondo, allora, Le chiedo: faccia pace con sé stesso, con il suo cervello e il suo cuore, tutti noi siamo transeunt, anche lei, Presidente, valuti, dunque, la possibilità – per restare più dignitosamente nella memoria – di determinare un cambiamento radicale nelle scelte di cui è responsabile assieme a quei suoi tanti accoliti che per il proprio mero, banale e insulso bisogno di potere la usano, e fanno di lei il più esecrabile fantoccio/regista del male che si sia visto nella storia dell’umanità. Mi creda, Presidente, ce la può fare. Non ha bisogno di un QI d’eccellenza, le basterà scendere per strada come fosse uno qualunque, uno come il qualunque che le ha scritto questo nota … Si sieda vicino a un clochard e provi a interloquire con lui, si accorgerà che pur non avendo nulla si può essere ricchissimi … lei stesso potrà essere ricchissimo, ora non lo è, anzi è il più povero degli uomini a mio avviso. Quando vedrà che lui è proprio come lei, Presidente, e meriterebbe di ricevere l’attenzione di chi nel potere, perdendo sentimento e ragione, non ha più nulla di umano ed è, dunque, povero e insulso. Le porgo, Presidente, i miei auguri più sinceri perché possa farcela, anche perché se ce la farà lei a rinsavire e tornare a sentire e vivere la bellezza dell’umano, ce la potranno fare anche i tanti altri Trumpini al potere che in giro per il mondo e anche nella nostra straordinaria Italia stanno destrutturando il civile che i partigiani del bene in tanta parte della Terra, anche con la propria vita, hanno donato alla nostra generazione. Il mondo mai come in questo momento, Presidente, ha bisogno di civile.

 Andrea Iovino