“Cria da Maré”: così Marielle Franco amava definirsi, figlia della favela di Maré, a nord di Rio de Janeiro, un luogo nato tra mangrovie e paludi e diventato casa per oltre 130.000 persone. Da lì ha preso forma la sua identità politica, fatta di radici, resistenza e visione.
Marielle non ha mai voltato le spalle alla sua terra. Consigliera comunale di Rio, femminista, donna nera, lesbica, attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+, delle donne e delle comunità più povere, ha trasformato la sua esperienza personale in una battaglia collettiva. A seguito della morte di un’amica, colpita da un proiettile vagante, ha scelto di impegnarsi contro la violenza di Stato e gli abusi della polizia nelle favelas. Non per protagonismo, ma per portare Maré dentro le istituzioni.
La sua idea di politica era radicale e concreta: occupare spazi di potere segnati da razzismo e misoginia, aprirli a chi ne è sempre stato escluso. Da questo sentimento si è sviluppato il suo “Laboratorio Favela”, un progetto di futuro, per trasformare le periferie in luoghi di sapere, proposta e cambiamento.
Affiancata nella vita privata e nella lotta da Monica Benicio, oggi assessora a Rio, che ha raccontato la loro storia come un atto d’amore e di resistenza, ricordando quanto spesso la famiglia, per chi è LGBTQIA+, possa diventare il primo campo di battaglia.
Uccisa nel 2018, Marielle continua a vivere nelle piazze, nei cortei, nelle parole di chi non smette di lottare. Non è solo memoria: è una chiamata all’azione.
Per scoprire più a fondo la sua storia, la sua visione e il suo lascito, ascolta la puntata del podcast di Bimed dedicata a Marielle Franco. Una voce necessaria, oggi più che mai.

