La gioia della scuola

La gioia della scuola. La sua necessità. Il divertimento dell’adolescenza, e prima ancora dell’infanzia. Con il futuro a vista. «I ragazzi devono imparare a cantare, a suonare». L’uomo coi capelli bianchi lo dice più volte, in piedi sul palco, tra gli strumenti musicali, con gli schermi dell’hotel Salerno alle spalle e una platea fittissima di studenti di fronte. Ha appena parlato di emigrazione, di Sardegna, della necessità di capire. Ha ricordato gli anni della guerra, della sua fanciullezza, quando dalle sue parti c’era solo fame e lavoro. Lui, Luigi Berlinguer, 86 anni, è il fautore dell’autonomia scolastica. Quando firmò la sua riforma era ministro dell’istruzione, alla fine degli anni novanta, e i ragazzi delle superiori occuparono gli istituti. Ora lo applaudono.

La tradizionale due giorni di assemblea generale in cui Bimed coinvolge amministratori, studenti e ragazzi ha chiuso il 2018 nei giorni 10 e 11 dicembre, puntando dritta all’anno 2030, data limite indicata dall’Onu per il riscaldamento globale. È un ultimatum ma anche una sfida proiettata nel futuro, con le nuove generazioni chiamate ad invertire la inesorabile consumazione del pianeta terra. La sua devastazione.

«Allora avrò venticinque anni- spiega uno studente diciassettenne- le macchine voleranno e io farò il pilota. Altrimenti il calciatore». «Io voglio diventare uno dello sport», dice un altro. La ragazza vicino a loro punta alla professione veterinaria. Un’altra ancora sogna di fare la parrucchiera. «L’ho visto fare, mi è sempre piaciuto». Si tratta di sogni, destinati a sparire in breve tempo, o a solidificarsi, attraverso la costanza e gli imprevedibili sviluppi della vita. Mentre il gioco permea gli occhi dei giovanissimi, lungo un racconto costruito con brani, musiche e letture una nell’altra, attraverso le storie e la loro umanità. La musica di Lucio Dalla e del progetto Piazza Grande accompagna parole e immagini. Il viaggio mette insieme Aniello Califano, l’uomo che dal fronte scrisse “O’surdato ‘nnammurato”, parlando di guerra e mancanza, con Pier Paolo Pasolini e il suo fortissimo pensiero rovesciato sugli scontri di Valle Giulia, nel 1968, per arrivare ad Antonio Gramsci, libero pensatore messo in carcere, comunista, autore di un epistolario intimo e politico, divenuto simbolo della necessità, dell’impegno e dell’amore.

«Si tratta di racconti- spiega Andrea Iovino, presidente Bimed, figura di riferimento coadiuvata da una squadra ben assortita- sono le cose che ci tengono vivi, e da quelle serve muoversi per trovare la nostra strada. La scuola da sola non ce la può fare, noi la coadiuviamo, la sosteniamo in raccordo col mondo, portando a ragazzi e docenti le nostre esperienze». Con lui c’è, tra gli altri, il professor Maurizio Spaccazocchi. Con loro partecipano alla due giorni cantanti, educatori, attori ed esperti. Da tutta Italia sono arrivate le scuole, insegnanti e ragazzi. Tra loro, tanti hanno seguito la staffetta creativa, esperimento letterario in grado di tessere fili a distanza sulla rotta della narrazione. «E’ una delle cose capaci di coinvolgere e mettere insieme gli studenti- spiega una docente- io mi occupo di musica. Le note sono un linguaggio potente per chi si tiene lontano dai canali dell’insegnamento scolastico. Nelle periferie del napoletano, dove insegno, questi sono i soli modi per comunicare. Lì i ragazzi sono soli, già grandi, già lontani».

La due giorni mette insieme programmi specifici di formazione per docenti, amministratori e studenti di ogni età. Lezioni e narrazioni si susseguono per insegnanti e studenti. Una scimmia, parlando di natura e tradimento, punta il dito contro la disumanità. Lo fa l’attore Paolo Oricco, nella Relazione per un’accademia di Kafka, con la più fragile violenza degli sguardi. Come un un animale-uomo nella trappola dell’adattamento. Mentre il professor Michele Marangi, dell’Università Cattolica, plasma le possibilità della tecnologia nel seminario Digito ergo sum. Il suo metodo unisce numeri e giochi, parlando al cuore ultimo degli utenti.

La creatività è avviluppata all’anima di un ragazzino in modo uguale in ogni parte del mondo. In ogni casa o cortile. In ogni aula. Quando la foto di Jimmy Smith e John Carlos appare in sala, il racconto di due atleti vittoriosi alle olimpiadi mostra il pugno chiuso col guanto nero, contro la discriminazione, per la libertà e l’uguaglianza. Avevano vinto, e da vincitori usavano il podio per dire al mondo la loro storia. Era il 1968, sembra ieri. Nel 2016 altri atleti di colore, stelle del football americano, si sono inginocchiati durante l’inno americano per le stesse ragioni.
Pietro Bartolo, medico di Lampedusa, uomo di mare di frontiera, premiato con il Bimed Excellence award 2018, chiude parlando di accoglienza e di amore. Ha scritto un libro per raccontare la sua storia, che parla di assistenza e di altri mondi. «Ci sono troppe bugie, troppe cattiverie sui migranti- racconta- questa gente cerca la vita, arriva da luoghi di guerra e dolore. Io ho contato troppi cadaveri, ho fatto troppe autopsie. I bambini arrivano vestiti come ad una festa e muoiono nella traversata, in mare. Siamo uomini – conclude, commosso, parlando ai ragazzi- dobbiamo aiutare queste persone».

Il momento più colorato ed emozionante dell’assemblea 2018 riguarda Genova. Ai suoi abitanti, alla città spezzata tra le macerie del ponte Morandi è dedicato il lancio di centinaia di palloncini nel cielo, liberati dai bambini. «Il futuro sono loro», dice una maestra. Ha gli occhi puntati al blu. Aspetta che i palloncini si perdano, scomparendo alla vista, sulla rotta di un altro mondo possibile.

Alfonso Tramontano Guerritore