Giornata Nazionale contro il bullismo: urliamo il nostro “no”

Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.
(Antonio Gramsci, 11 febbraio 2017)

Il 7 febbraio è la Giornata Nazionale contro il Bullismo e il cyberbullismo.
Su questa tematica così delicata e, purtroppo, sempre attuale, non vogliamo tacere ma, anzi, vogliamo – uniti all’impareggiabile lavoro del corpo docente – urlare il nostro “no”.
No a quelle parole che fanno male e che feriscono la sfera intima, privata, intoccabile che è insita in ognuno di noi. No a video rubati e pubblicati sui social per ridicolizzare, offendere, fare violenza a chi è stato bullizzato. No a calci, pugni, ferite nel corpo e nell’anima capaci di segnare un’esistenza intera.
Tante sono le ipotesi e le teorie scritte in merito a questo fenomeno che, probabilmente, come tutte le piaghe sociali che interessano l’umanità, esiste sin dalla notte dei tempi ma che, in questo particolare periodo storico-sociale è sicuramente amplificato dai mass media e dai social. Perché purtroppo si ricorre anche alla violenza, fisica, verbale o psicologica, per avere qualche like in più assicurandosi la derisione di colui/colei che è bullizzato. Quel che conta davvero, in una giornata indetta apposta per far riflettere su quanto avviene/può avvenire, a chi è vittima di bullismo, è la lotta all’indifferenza, a quella vocina che sussurra flebilmente in noi “Che t’importa?”, “Fatti i fatti tuoi”, “Fingi di non vedere, non sentire e non parlare altrimenti sarà anche il tuo turno”. L’indifferenza è ciò che ferisce maggiormente. Sentirsi solo ed essere lasciato solo ad affrontare la violenza è, forse, un’arma ancora più dolorosa e potente del pugno, della ridicolizzazione, della cattiveria.
S’impara sin da piccoli a essere uomini e donne e, soprattutto, a comprendere che quella vocina deve essere soppressa, annullata, resa impotente. Perché a quella vocina deve sostituirsi un “no” secco che non accetta compromessi e non ha paura.
Perché insieme si è sempre più forti contro il bullo o i bulli. Perché insieme si ha la forza di far cambiare anche il bullo di turno (che spesso ha bisogno semplicemente di affetto o che, a volte, deve essere curato). Perché è sempre insieme che si riesce a camminare guardando avanti, a testa alta.