Sul terremoto del 24 agosto …

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L’ennesimo terremoto … Oltre duecento morti … la devastazione di centri che per secoli sono rimasti appesi ai nostri monti mostrando il valore e la dignità delle nostre genti che, però, si sono dovute arrendere alla furia della terra che si è mossa nella ricerca di un nuovo equilibrio … In realtà, è l’ennesima resa ma non delle genti, degli uomini e delle donne che sono rimaste sotto le macerie di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto, ma di ognuno di noi … Degli uomini e delle donne del nostro tempo che si sentono sempre di più di dominatori del tempo e dello spazio in cui vivono senza sapere che così non è e che, anzi, la nostra presunzione ci sta indebolendo sempre di più …

Noi che viviamo di scuola, nella scuola e per la scuola dobbiamo sentire queste circostanze oltre che per la tragicità del momento anche come un campanello di allarme per cambiare registro e impegnarci di più perché l’innovazione e la tecnologia non si attardino nell’inutilità e nel deleterio, ma piuttosto siano dedicate maggiormente a organizzare strumenti tali da difendere gli umani da queste calamità …

Se penso alla spesa per gli armamenti, ai costi della politica, alle risorse che depauperiamo per le nostre comodità e provo, poi, a stare per un attimo al fianco di chi è stato venti ore e più sotto le macerie dialogando secondo dopo secondo con la morte che ti incalza e che, magari, si prende gioco di te rammentandoti che esiste la possibilità di difendersi dalla catastrofe investendo neanche tanto per organizzare case e scuole e ospedali ANTISISMICI, mi sento IO profondamente colpevole … Per quella nonna che è rimasta sotto le macerie a proteggere i suoi nipotini, per quei bambini che hanno perso i loro corpicini in quell’inferno e ora librano la loro anima nei cieli che si affacciano sull’Umbria e sul Lazio e sulle Marche, per tutti quelli che sono passati dal sonno all’eternità senz’accorgersi che IO ho preso la loro vita e l’ho bruciata della mia insipienza, del mio egoismo, del mio aver perso ogni senso di colpa disimpegnandomi … della mia riluttanza verso la politica … che è, poi, l’atteggiamento che accomuna una comunità, la nostra, che per rialzarsi ha bisogno dell’impegno di ognuno, delle motivazioni che con ancora maggiore tenacia proveremo a stimolare per noi stessi, per la comunità e per ognuno… Anche … stando accanto a quelli che hanno perso tutto.

Andrea Iovino

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